Come ha fatto un paese distrutto e considerato inizialmente "perdente" post WW2 a essere ammesso da subito nel consesso internazionale e partecipare attivamente al processo di (ri)fondazione europea? grazie a politici e diplomatici di esperienza come Alcide de Gasperi e ... il protagonista di questo post, Carlo Sforza.
I recenti post di Commissione e Parlamento UE per celebrare i 75 anni dal Trattato di Parigi che aveva istituito la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) mi ha ricordato la figura di uno dei "founding fathers" della Repubblica italiana: il Conte Carlo Sforza (1872-1952), Ministro degli Esteri tra il febbraio 1947 e il decesso, avvenuto nel settembre 1952 e firmatario del Trattato per l'Italia.
Diplomatico navigato, già Ministro degli Esteri del Regno nell'ultimo governo liberale prima della dittatura fascista, la sua opera fu preziosa, se non fondamentale, per riaccreditare l'Italia nella diplomazia mondiale e per dare il primo impulso al processo di unione dei paesi europei.
La carriera diplomatica
Fase liberale, fino al 1926
Sforza entra in diplomazia nel 1896 e percorre rapidamente tutti i gradi della carriera. Incarichi principali:
- Segretario di legazione: prime esperienze a Cairo, Parigi, Costantinopoli
- Consigliere e ministro plenipotenziario:
- Pechino (1901–1903) durante la fase finale della crisi dei Boxer
- Bucarest
- Ambasciatore:
- Costantinopoli (1911–1915) → fase cruciale pre-bellica e guerra italo-turca
- Parigi (1915–1919) durante la Prima guerra mondiale
- Sottosegretario agli Esteri (1919)
- Ministro degli Esteri (1920–1921, governo Giolitti)
Dopo l’avvento del fascismo si oppone al regime e si dimette nel 1926. Vive in esilio (Francia, Belgio, USA).
Attività diplomatica e trattati (prima fase)
Partecipa, con ruoli e responsabilità crescenti ai principali consessi diplomatici cui partecipa il Regno d'Italia. Per temi principali:
Questione cinese e crisi dei Boxer (1900–1901): Partecipa alla gestione diplomatica internazionale della crisi ed è coinvolto nelle negoziazioni successive al Protocollo dei Boxer (1901) nello staff del Plenipotenziario Giuseppe Salvago Raggi.
Guerra italo-turca (1911–1912) Come ambasciatore a Costantinopoli, è protagonista delle relazioni con l’Impero ottomano e contribuì a rendere possibile il contesto in cui maturarono le clausole del Trattato di Losanna (1912) (detto anche di Ouchy) che decide la fine della guerra e la cessione della Libia all’Italia
Prima guerra mondiale e diplomazia alleata: Come ambasciatore a Parigi ha un ruolo centrale nei rapporti Italia–Francia e partecipa alla diplomazia dell’Intesa e al coordinamento politico-militare tra alleati.
Conferenza di pace di Parigi (1919) In qualità di ambasciatore a Parigi fu figura di primo piano, spesso in contrasto con il capo delegazione. Favorevole a una linea moderata e cooperativa, in contrasto con il nazionalismo di Orlando e Sonnino proponeva una linea negoziale moderata, soprattutto sulla contesa su Istria e Fiume con la nascente Jugoslavia, ma prevalse la linea dei due principali attori che non portò, come noto, ad alcun risultato e alla percezione della conclusione della WWI come "vittoria mutilata.
Durante le negoziazioni per la stesura dei trattati strinse buone relazioni con la delegazione USA che torneranno utili per la rinascita italiana del 2° dopoguerra. Fu sostenitore poco ascoltato di una soluzione non punitiva e non destabilizzante nei confronti degli imperi centrali che avevano iniziato e perduto la guerra.
Trattato di Rapallo (1920) condotto in prima persona nel ruolo di Ministro degli Esteri, è uno dei risultati diplomatici più rilevanti della sua carriera. Come noto con il Trattato in discorso sono definiti i confini orientali dell'Italia, che ottiene Istria, Zara e alcune isole della Dalmazia in cambio dello status di Fiume come città-stato libera. Il Trattato mette fine alla avventura dannunziana della Repubblica del Quarnaro (1919-20). Il trattato impegnava l'Italia al rispetto dei confini della neonata Jugoslavia, impegno che venne poi disatteso dal Regime fascista.
L'esilio: il paziente tessere la trama per la rinascita italiana (1926-1943.
L’esilio di Carlo Sforza, tra il 1926 e il 1943, non rappresenta una semplice parentesi di marginalità politica, ma una fase decisiva di trasformazione del suo profilo pubblico e intellettuale.
Dopo aver rifiutato di aderire al regime fascista, Sforza lascia volontariamente la carriera diplomatica e si stabilisce prevalentemente a Parigi, mantenendo però una fitta rete di relazioni tra Francia, Belgio, Regno Unito e, soprattutto negli anni della guerra, Stati Uniti. In questo periodo diventa uno dei principali punti di riferimento dell’antifascismo liberale in esilio, distinguendosi per una linea autonoma rispetto ad altri gruppi, ma in dialogo costante con figure come Salvemini e Rosselli.
La sua attività si sviluppa su più piani: da un lato un’intensa azione politica e diplomatica informale, volta a delegittimare il fascismo presso governi e opinione pubblica occidentale; dall’altro una produzione saggistica ampia e sistematica, in cui analizza la crisi dello Stato liberale, la natura dei regimi autoritari e il ruolo dell’Italia nel contesto internazionale.
Scrivendo spesso in inglese e francese, Sforza si rivolge a un pubblico internazionale, contribuendo a costruire un’immagine alternativa dell’Italia rispetto a quella del regime. Negli Stati Uniti, dove si trasferisce negli anni finali dell’esilio, svolge un ruolo ancora più incisivo come conferenziere e interlocutore politico, partecipando alla formazione di una rete di consenso attorno all’idea di una futura Italia democratica e pienamente inserita nel sistema occidentale.
Parallelamente, elabora progetti concreti per la ricostruzione politica e per la futura collocazione internazionale del Paese, anticipando molte delle scelte che saranno poi adottate nel secondo dopoguerra.
In questo senso, Sforza agisce come una sorta di “diplomatico senza Stato”, capace però di mantenere e rafforzare il proprio capitale relazionale e la propria influenza. Al momento del rientro in Italia, dopo la caduta del fascismo, non è quindi una figura marginale, ma un protagonista già legittimato sul piano internazionale, pronto a tradurre in azione di governo quella visione europeista e filo-occidentale maturata durante gli anni dell’esilio.
Seconda fase: Ministro degli Esteri (1947–1951)
Dopo il ritorno dall’esilio diviene figura centrale della politica estera repubblicana, nominato come Ministro degli Esteri indipendente nei governi De Gasperi dal III al VI. Rinuncia alla carica di Ministro degli esteri nel Governo De Gasperi VII per le condizioni di salute. De Gasperi assume ad interim la carica, e ne chiede la presenza nell'esecutivo, come Ministro senza portafoglio incaricato degli affari europei.
Linee guida del suo dicastero, in pieno accordo con il Presidente De Gasperi, furono il pieno inserimento dell’Italia nel blocco occidentale, e l'europeismo convinto.
Tra i Principali trattati e accordi ricordiamo la stesura del Trattato di pace con l’Italia (1947), la adesione al Piano Marshall (1947–1948), la adesione alla NATO (1949) e al Consiglio d’Europa (1949), sostegno al Piano Schuman (1950) e partecipazione alla creazione della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, 1951).
I Governi De Gasperi, con l'opera fondamentale del Ministro Sforza, hanno dato l'assetto delle relazioni internazionali dell'Italia sino ai giorni nostri.
Sforza ebbe un ruolo di primo piano nel ritardare la esecuzione del piano internazionale per Trieste, che avrebbe di fatto consegnato la città ai titini, ma non ebbe il tempo per formalizzare il ritorno all'Italia della città giuliana, che avverrà solo nel 1954 come attuazione del Memorandum di Londra.
Sforza pensatore e autore
Carlo Sforza viene spesso ricordato come diplomatico e ministro degli Esteri, ma vale la pena leggerlo anche come pensatore.
Nei suoi libri – da L’Europa e gli europei a Costruttori e distruttori – emerge una visione sorprendentemente attuale: un liberalismo solido, profondamente antifascista, ma mai astratto, sempre legato alla realtà dei rapporti internazionali.
Sforza insiste su un punto che oggi suona familiare: gli Stati nazionali, da soli, non bastano più.
Serve cooperazione, serve l'Europa, serve una politica estera capace di guardare oltre i confini. E allo stesso tempo non risparmia critiche all’Italia, alle sue classi dirigenti e alle loro debolezze storiche.
È questo intreccio tra ideale europeo e realismo politico che rende ancora oggi i suoi scritti qualcosa di più di semplici testimonianze: sono strumenti utili per leggere anche il presente.
Gli highlights del suo pensiero possono essere così riassunti in cinque citazioni chiave:
1. Europa come necessità storica
«L’Europa non è più una scelta: è una necessità.» (attribuito a interventi pubblici tra 1948–1950, linea ricorrente nella sua attività diplomatica)
2. Superamento degli Stati nazionali
«Gli Stati nazionali, così come li abbiamo conosciuti, non bastano più a garantire né la pace né la libertà.»
3. Pace come fondamento dell’integrazione
«O l’Europa si unisce, o essa resterà condannata a essere campo di rivalità altrui.» Senza integrazione, l’Europa sarebbe rimasta subordinata alle grandi potenze (USA e URSS).
4. Sostegno al Consiglio d’Europa (1949) Nel dibattito parlamentare sull’adesione italiana al Consiglio d’Europa dichiara: «Noi vogliamo l’Europa unita perché vogliamo la pace e la libertà per i nostri popoli.»
5. Visione federalista esplicita «L’obiettivo finale non può che essere una federazione europea.»
Un liberale vecchio stampo fuori dai partiti
(il che spiegherebbe l'oblio della sua figura)
Carlo Sforza non nacque come uomo di partito: fu anzitutto diplomatico, poi antifascista liberal-democratico. Nel dopoguerra si avvicinò al Partito Repubblicano Italiano e fu eletto all’Assemblea costituente nelle liste del PRI; Treccani sottolinea però che non ebbe una posizione organica stabile dentro le forze antifasciste e che in precedenza era stato vicino soprattutto all’area laica moderata del Partito d’Azione.
Atteggiamento verso la DC
Verso la Democrazia cristiana l’atteggiamento di Sforza fu collaborativo ma non identitario. La relazione decisiva fu quella con Alcide De Gasperi: dal 1947 si aprì una stretta collaborazione fra i due sulle principali scelte internazionali dell’Italia repubblicana. Tuttavia Sforza non era un democristiano e dentro la DC suscitava diffidenze, perché vari esponenti lo vedevano come un uomo del vecchio liberalismo laico e anticlericale.
Atteggiamento verso il PCI
Verso il PCI l’atteggiamento fu di netta distanza politica. La sua scelta di fondo fu occidentale, atlantica ed europeista; sostenne il Piano Marshall e operò nel quadro dei governi De Gasperi dopo l’esclusione di comunisti e socialisti dal governo nel 1947. Questo lo colloca chiaramente su una linea anticomunista in senso politico-strategico, anche se non sempre con i toni più aspri della Guerra fredda.
Atteggiamento verso il PSI
Verso il PSI il rapporto fu più sfumato che col PCI. Nella fase antifascista e del CLN Sforza collaborò con un quadro pluralistico di forze; però entrò in contrasto con la linea di Pietro Nenni, soprattutto sulla politica estera: Nenni era giudicato troppo neutralista e troppo legato al patto d’azione con il PCI. Proprio dopo le dimissioni di Nenni agli Esteri, De Gasperi chiamò Sforza al ministero nel 1947. Quindi: non ostilità pregiudiziale verso i socialisti in quanto tali, ma forte opposizione alla componente nenniana filocomunista e neutralista.
Pubblicazioni principali di Carlo Sforza
| Titolo | Anno | Casa editrice (prima edizione) | Stato attuale editore |
| L’Italia dal 1914 al 1919 | 1921 | Treves (Fratelli Treves) | Non attiva – incorporata in Garzanti (anni ’30) |
| Europe and Europeans | 1936 | Faber & Faber (UK) | Attiva |
| The Living Past | 1940 | E.P. Dutton (USA) | Marchio non più autonomo – confluito in Penguin Random House |
| Italy and the Italians | 1944 | E.P. Dutton | Come sopra (Penguin Random House) |
| Contemporary Italy | 1946 | E.P. Dutton | Come sopra |
| Panorama europeo | 1948 | Laterza | Attiva |
| Costruttori e distruttori | 1949 | Laterza | Attiva |
| L’Italia alle soglie del 1915 | 1949 | Laterza | Attiva |
| Discorsi parlamentari | 1952 (raccolte varie) | Tipografia Senato / editori istituzionali | Non applicabile (istituzionale) |
| La politica estera italiana dal 1870 al 1940 | 1954 | Laterza | Attiva |