... e rimase tale per 20 anni. 10 giugno 1924, una squadra organizzata da un criminale al soldo del regime fascista, tale Amerigo Dumini, rapì il Deputato Socialista Giacomo Matteotti, mentre si recava alla Camera per preparare un "misterioso" discorso-denuncia, e lo uccise. Quanto successe tra il 10 giugno 1924 e il 3 gennaio 1925 portò Mussolini a fare pubblicamente outing di una situazione oramai chiara a tutti. L'Italia era diventato uno stato-carogna, nel quale una organizzazione criminale (il PNF) dettava legge coperto dalle connivenze della Monarchia, del Papato, e di una ampia fetta del sistema produttivo italiano dell'epoca.
La figura di Giacomo Matteotti e motivi dell'omicidio
Giacomo Matteotti, laureato in Legge e esperto di temi economici, in particolare del Bilancio dello Stato, prima di essere eletto tre volte alla Camera dei deputati (XXV, XXVI e XXVII Legislatura).
Documentò puntualmente i brogli e le violenze elettorali del 1924, opponendosi alla ratifica del risultato elettorale che vide il "Listone" fascista prevalere con il 65% dei consensi, in buona parte con voti estorti o falsificati.
Documentò con altrettanto puntiglio e padronanza della materia i danni fatti alla economia e alla società italiane nel primo anno dalla presa di potere con la Marcia su Roma. Su Amazon, dovesse scadere il link, il Saggio è Un anno di dominazione fascista di Giacomo Matteotti. Nel saggio si scorrono appalti pubblici assegnati ad amici in cambio di mazzette a gerarchi del regime. Dazi doganali a casaccio con la finalità di favorire produzioni "riconoscenti", come quella dello zucchero, Foraggiamenti alla stampa per promuovere il regime.
Nel lodevole lavoro manca, perché datato 1927, la fondazione dell'EIAR, attuale RAI, che da allora si occupa della propaganda allora di regime, oggi partitocratica a spese del contribuente.
Il lavoro più importante di Matteotti, vociferato, ma i cui documenti sono scomparsi assieme al Deputato, è sui legami tra i Mussolini (Benito, il front man, e Arnaldo, il capobanda) con i big petroliferi. Sembra che l'omicidio Matteotti sia stato deciso per prevenire la pubblicazione delle informazioni sulle mazzette ricevute dai Mussolini da parte della Sinclair Oil .
Il lato oscuro del Fascismo - una organizzazione criminale di stampo mafioso
«il Fascismo è una grande organizzazione di affaristi. Tutti pensano a rimpinguare le tasche e, quando si farà la storia di questi tempi, quello che uscirà fuori farà rabbrividire». Benedetto Croce citato in Tangentopoli nera di Giovanni Fasanella e Mario Cereghino
Vi consiglio di investire qualche Euro nell'acquisto del saggio di Fasanella e Cereghino, merita. Se invece vi accontentate di poco, vi propongo alcune osservazioni.
Il Fascismo nasce come organizzazione di picchiatori o peggio assunti da chi voleva intimidire i sindacalisti (in primis gli agrari), o chi voleva mettere in difficoltà concorrenti con metodi degni della criminalità organizzata, come incendi, pestaggi, rapimenti ecc.
Partendo da una "manodopera" disposta a tutto di ex militari, soprattutto dei reparti di assalto, abbandonati a se stessi dopo la fine della WWI, spesso infoltita da criminali comuni, cui il Duce (a differenza dei "criminali" politici) non negò mai una amnistia periodica, se non l'impunità, gli "squadristi" trovarono i loro organizzatori sistematici in capobanda come Italo Balbo, da Ferrara, e Roberto Farinacci da Cremona. Consiglio "Italo Balbo: A Fascist Life di Claudio G. Segre"
Come ogni organizzazione criminale, per fare un poco meno schifo, si imbellettò di nobili principi (vittoria mutilata, lotta alle plutocrazie, ecc), ma anche Mafia Camorra ecc sono molto "religiose" e di sani principi. Poche le differenze.
Conquistato il potere si moltiplicarono le possibilità di business. Si parte dal micro: il business delle concessioni, in una economia dominata dalle corporazioni che bloccavano ogni concorrenza di mercato nei servizi ai cittadini, nei piccoli negozi e nelle professioni, tutte sotto tutela pubblica (di quegli anni anche l'idea degli attuali ordini professionali). NB: le licenze per il commercio al dettaglio furono abolite solo con la Legge Bersani del 1996.
Ma non si disdegna di puntare alto: dagli appalti pubblici affidati senza gara e senza controllo al miglior offerente (per il potente di turno), ai dazi doganali che vanno a contingentare anche beni di prima necessità come lo zucchero per consentire extra-profitti ai contributors. NB: tutto, ovviamente, nel nome della Patria, in difesa della industria e della agricoltura nazionale, e contro le denigrazioni dall'estero.
La cancrena della corruzione del Regime divenne manifesta appena dopo un altro X giugno, quello del 1940. Le spese militari del Regime, elevatissime, si dimostrarono inconsistenti rispetto allo scopo. (1935-1943, la fabbrica della sconfitta di Piero Baroni, Fosca Colli).
Risultato: entrata in guerra il X giugno 1940 -Italia tecnicamente sconfitta in nemmeno un anno di guerra con le batoste di Bardia (9 dicembre 1940),Fronte Greco-albanese (inverno 1940-41) Etiopia - Amba Alagi (inizio maggio 1941) e il disastro di Taranto (11-12 novembre 1940).
Poi il regime claudicante si resse unicamente con l'assistenza tecnica e materiale della Germania hitleriana fino all'epilogo del 21 luglio 1943 e il governo fantoccio della RSI.
La vicenda giudiziaria
Dumini fu velocemente arrestato dalla polizia italiana, da poco ricostituita ed assoggettata al Regime sotto il comando del gerarca De Bono, così come i presunti complici. Il processo si svolse nel 1926, con la condanna per omicidio preterintenzionale del Dumini ed altri, poi velocemente liberati nello stesso anno con un provvedimento di amnistia. per capire che aria tirava, Dumini & C. erano difesi dal gerarca Farinacci, che di mestiere era Avvocato.
Il cadavere di Matteotti, già in avanzata decomposizione, fu ritrovato nelle campagne romane solo il 16 agosto, e seppellito nella tomba di famiglia di Fratta Polesine il 21 agosto.
Il Caso giudiziario si riaprì nel 1947 con la revisione del processo che portò alla condanna all'ergastolo del Dumini, mentre sui moventi "economici" si concluse in un nulla di fatto per la "evaporazione" dei documenti di prova.
Dumini beneficiò poi dell'amnistia Togliatti, che ridusse la pena a 30 anni, e da una seconda amnistia, a firma del Ministro Pella, che gli permise di uscire dal carcere nel 1956.
I documenti di Camera e Senato
Sui siti storici delle due Camere sono riportati gli stenografici dai primordi dell'Italia unita. Nel periodo ho evidenziato alcune selezioni nel periodo compreso tra il 12 giugno 1924 (notifica del rapimento di Matteotti) e il 3 gennaio 1925 (assunzione di responsabilità di Mussolini). La seconda data viene individuata dagli storici come la ufficializzazione della dittatura che, di fatto, si era impadronita dell'Italia dal 28 ottobre 1922.
I due parlamentari che si opposero con maggiore veemenza alle balle di Mussolini e dei suoi lacché furono Eugenio Chiesa alla Camera e Carlo Sforza al Senato. Entrambi costretti all'esilio in Francia, dal quale tornò solamente Sforza, che fu tra i costruttori dell'Italia repubblicana e cui fu preferito Einaudi come primo Presidente della Repubblica.
Leggetevi i documenti parlamentari, non necessitano di particolari commenti.
I "complici" del Fascismo: Monarchia, Papato e Imprenditoria e ... strani atteggiamenti del PCI
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Sciaboletta (Vittorio Emanuele III) avrebbe potuto fermare il fascismo semplicemente con un cenno. L'Esercito, che l'anno precedente aveva attaccato e disciolto la Repubblica del Carnaro (occupazione di Fiume da parte di D'Annunzio e reduci WWI), avrebbe altrettanto comodamente potuto far evaporare la Marcia su Roma con un paio di blindati.
Non lo fece perché confidava nel fascismo come di uno strumento per rafforzare la monarchia e prevenire rischi rivoluzionari: l'incubo della sorte dei Romanov faceva sudare le teste coronate nel primo dopoguerra. Se ne servì fino a che gli fece comodo, poi lo scaricò appoggiando la Mozione Grandi del 21 luglio 1943 e fuggì a Brindisi lasciando Roma nelle mani dei nazisti. |
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Pio XI, già silente nella Milano infestata dagli squadristi del 1919-20, si dimostrò tutt'altro che ostile al fascismo. Limitò la attività di Luigi Sturzo e ostacolò la formazione di un partito popolare. Rimase silente di fronte all'omicidio di Don Minzoni ad Argenta, favorì la ripresa delle trattative tra Stato italiano e chiesa che portarono ai Patti Lateranensi del 1929. Con quel documento Pio XI barattò la non ostilità (se non un leggero favore) in cambio di contributi pubblici (compreso l'acqua al Vaticano a spese dei romani), della messa a Libro paga degli italiani di ogni livello di clero, di protezioni e di esclusiva nelle scuole e, ovviamente, del titolo di "Religione di Stato". Un pacchetto completo che potete esaminare flaggando il testo originale su Normattiva. |
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(Foto di Gianni Agnelli Senior) Gli industriali, proprietari terrieri ecc, favoriti dal regime degli appalti "allegri", dal protezionismo commerciale e dalla sottomissione del movimento sindacale, furono munifici contributori del Regime e dei singoli gerarchi. NB: la politica corporativa e protezionistica costituì una palla al piede per la stessa imprenditoria italiana. Limitando la concorrenza si favoriva la crescita di imprese amiche, ma totalmente incapaci di resistere in una situazione di mercato, mentre si pregiudicava l'accesso al mercato di nuovi operatori. Le idee balorde del corporativismo e della protezione pubblica costituiscono purtroppo ancora oggi un (pernicioso) pregiudizio intellettuale diffuso: si vedano i casi dei balneari e dei taxisti. |
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Strano il ruolo del PCI, totalmente assente durante tutto il periodo dell'Aventino. Durante il rapimento Matteotti il "Migliore" (Palmiro Togliatti) era a ricevere ordini da Stalin a Mosca. A differenza di molti altri parlamentari dell'opposizione, negli anni a venire passò pochi giorni in galera e si rifugiò a Mosca. Tra dittatori ci si intende, sempre che non vi siano obiettivi in contrasto. Stalin e Mussolini non facevano eccezione. Ricordiamo lo stato di abbandono in cui Stalin lasciò i comunisti italiani scomodi (tra cui Gramsci) tra le grinfie del PNF, fece crescere attorno a Togliatti, che rimase in Russia durante buona parte della dittatura , un nucleo di fedelissimi, e solo dopo la aggressione nazista del 1941 appoggiò la resistenza italiana (e quella titina nella ex Yugoslavia). Ricordiamo che Italo Balbo, nel 1929, fu accolto con tutti gli onori nella tappa di Odessa della sua crociera del Mediterraneo, tanto da essere invitato a passare in rivista un reparto dell'Armata Rossa. |
Di chi non si fidava il Duce
Il Duce non si fidava dell'Esercito, pronto ad "asfaltare" la Marcia su Roma ad un cenno del Re. L'avversione fu tale da imporre il comando del fedelissimo De Bono nella aggressione all'Etiopia del 1936 (poi sostituiti da Badoglio per manifesta incapacità militare). Mussolini creo, con la MVSN (Camicie Nere), un esercito parallelo, azione poi mutuata da Hitler con le Waffen SS. Analoghi sentimenti nutriva nei confronti della Marina, arma però più tecnica e meno "popolarizzabile". L'Aeronautica nacque fascista, con Italo Balbo, ma si distaccò immediatamente dal Regime, seguendo la maturazione del suo fondatore.
la MVSN fu utilizzata, prima delle esperienze belliche, per sostituire la Polizia di Stato, di cui Mussolini non si fidava. La nuova polizia agì come propaggine del regime, utilizzata per schedare e monitorare anche i membri del partito. Scopo secondario dequalificare i "monarchici" carabinieri. Non a caso furono proprio i Carabinieri ad eseguire l'arresto del Duce alla caduta del Regime
Il duce non si fidava poi dei professionisti, tra le cui fila aveva trovato tanti oppositori. Cercò di metterci sotto tutela istituendo i Sindacati (degli Avvocati e Procuratori, dei Ragionieri commercialisti, dei Giornalisti, dei Professionisti e degli Artisti) impedendo l'esercizio della professione ai non iscritti.
L'Eredità Matteotti
Per nostra fortuna, malgrado i rischi personali, non sono pochi coloro che sono disposti a rischiare la propria vita per "fare conoscere la verità". Ne scelgo due, l'Avvocato italiano il cui assassinio fu premessa di Tangentopoli, e la giornalista russa che, inascoltata, ammonì il mondo del rischio di dare margine di manovra al Benito Mussolini dei nostri giorni: Vladimir Putin.
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Giorgio Ambrosoli, Avvocato milanese, fu fu nominato dall'allora governatore della Banca d'Italia Guido Carli commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, controllata dal faccendiere Michele Sindona. Svolse il suo incarico con alta professionalità, appoggiato dal successore di Carli, Paolo Baffi e da Mario Sarcinelli, capo della vigilanza alle banche, e dalla magistratura milanese. Scoprì una vera e propria associazione a delinquere alle spalle dei correntisti, e una macchina del riciclaggio di proventi della criminalità. Fu assassinato prima di terminare il lavoro, l'11 luglio 1979, e i suoi sodali Baffi e Sarcinelli furono ingiustamente accusati di favoreggiamento e rimossi. La sua storia è raccontata nel saggio: "Un eroe borghese" di Corrado Stajano Lo sdegno provocato dagli esiti delle indagini sul suo assassino è considerato come una premessa di Tangentopoli. Di lui Giulio Andreotti disse: "certo è una persona che in termini romaneschi 'se l'andava cercando'" |
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Anna Stepanovna Politkovskaja, giornalista russa con doppia cittadinanza USA, documentò la repressione e gli abusi perpetrati in Cecenia da Vladimir Putin e i suoi complici con la scusa di partecipare alla guerra ai terroristi iniziata con gli eventi del 9-11. Malgrado le minacce di morte continuò a documentare gli abusi di Putin e complici, fino all'assassinio, avvenuto il 7 ottobre 2006. Mise in guardia il mondo sulle mire e sui metodi di Vladimir Putin. Dopo la sua morte Putin prese coraggio e attaccò prima la Georgia nell'estate 2008, ed aggredì l'Ucraina nel 2014 occupando Crimea e gli Oblast di Donetsk e Luhans'K insediando governi fantoccio. Da leggere il suo testamento spirituale: Ancora oggi gli sgherri di Putin perseguitano chi ricorda la sua memoria. |
La radici fasciste ancora da estirpare
WARNING: PERSONAL OPINION!!!
Ci sono tre radici ereditate dai tempi del fascio, e tollerate dalla Repubblica Italiana, troppo occupata tra ricostruzione, guerra fredda, terrorismi rossi e neri che da metà anni '90, ovvero da quando si è accelerato il processo di integrazione europea, costituiscono una vera e propria palla al piede per la parte di paese che compete nonché una estasi dello sfigatismo italiota (non si compete perché sfigati, ma non competendo siamo ancora più sfigati):
- un sistema educativo "a pappagallo" che punta ancora ad una formazione mnemonica penalizzando un approccio critico. Lo vediamo nell'ansia nei confronti dei test PISA - INVALSI, e nella qualità delle persone che escono dal percorso formativo ed entrano in azienda/studio.
- un approccio corporativo alle attività economiche, si tratti di servizi locali come taxi e stabilimenti balneari, sino alle professioni vecchie e nuove, per finire con i cartelli di sindacati, agricoltori e imprese. Il principio chiave è chiedere soldi e barriere alla concorrenza.
- la pretesa di autodichia delle PA, dal premierato, alla critica ed impoverimento della funzione di controllo, sia di natura contabile, che politico che di merito.
Che dire, erano palle al piede già alla fine del XX secolo, dopo due decadi del XXI sono da considerare un anacronismo inaccettabile





