Con la vittoria del dì di Pasqua al Fiandre si apre per Tadej Pogačar la opportunità di entrare nella storia del ciclismo professionistico a nemmeno 28 anni. Dovesse riuscirgli di tagliare per primo il traguardo del Vélodrome André-Pétrieux in quel di Roubaix raggiungerebbe tre leggende del ciclismo nel club dei vincitori di tutte le classiche monumento, in ordine cronologico Rik Van Looy (Fiammingo, cinquina completata nel 1962), Eddy Merx (Fiammingo, 1969) e Roger De Vlaeminck (Fiammingo, 1977).
La tabella delle vittorie
Le classiche monumento sono molto diverse tra li loro. Per questo motivo, ad oggi, in sole 5 annate un corridore è riuscito ad assicurarsene 3 nella stessa stagione, mai più di tre nella storia. I tricampioni ad oggi sono:
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1969 |
Eddy Merckx (Sanremo, Fiandre, Liegi-Bastogne-Liegi) |
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1971 |
Eddy Merckx (Sanremo, Liegi-Bastogne-Liegi, Lombardia) |
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1972 |
Eddy Merckx (Sanremo, Liegi-Bastogne-Liegi, Lombardia) |
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1975 |
Eddy Merckx (Sanremo, Fiandre, Liegi-Bastogne-Liegi) |
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2025 |
Tadej Pogačar (Fiandre, Liegi-Bastogne-Liegi, Lombardia) |
Breve presentazione delle cinque corse
Milano–Sanremo
La Milano–Sanremo, disputata per la prima volta nel 1907, è la più lunga tra le classiche monumento (oltre 290 km) ed è spesso definita “la Classicissima”. Nata come prova di resistenza più che di selezione tecnica, collega tradizionalmente la Lombardia alla Riviera ligure, costeggiando la SS Aurelia e terminando sul lungomare di Sanremo.
Il percorso è caratterizzato da una prima parte pianeggiante o ondulata, con l'attraversamento delle alpi marittime, seguita da lunga discesa verso il mare. Il finale è caratterizzato da salite brevi ma decisive: Cipressa e Poggio di Sanremo. Queste asperità, pur non essendo particolarmente dure, risultano determinanti dopo quasi sette ore di corsa. La gara si conclude spesso in sprint, ma negli ultimi anni sono frequenti attacchi sul Poggio.
Tra i successi più celebri, spicca la vittoria di Eddy Merckx nel 1966, la prima delle sue sette, e quella di Vincenzo Nibali nel 2018, ottenuta con un attacco solitario sul Poggio. La corsa è considerata imprevedibile: può favorire velocisti, finisseur o attaccanti, rendendola una delle più aperte del calendario.
Campioni con più vittorie
1 MERCKX Eddy 7
2 GIRARDENGO Costante 6
3 ZABEL Erik 4
4 BARTALI Gino 4
5 FREIRE Óscar 3
6 DE VLAEMINCK Roger 3
7 COPPI Fausto 3
Giro delle Fiandre (Ronde van Vlaanderen)
Il Giro delle Fiandre nasce nel 1913 ed è il simbolo del ciclismo belga. È una corsa profondamente legata al territorio fiammingo e alla sua cultura, tanto da essere considerata un evento identitario nazionale.
Il percorso è noto per i “muri”, brevi salite ripide spesso lastricate in pavé, come l’Oude Kwaremont, il Paterberg e il Koppenberg. La combinazione di pendenze elevate e fondo irregolare crea selezione naturale e spettacolo. Il vento laterale nelle pianure fiamminghe aggiunge ulteriore difficoltà.
Il Koppenberg è celebre per aver costretto molti corridori a mettere piede a terra non appena il fondo è appena bagnato. Il Fiandre è anche la corsa che ha consacrato specialisti come Johan Museeuw e Fabian Cancellara. Qui la componente tattica è cruciale: posizionamento e tempismo contano quanto la forza. Chi resta indietro sui primi muri non rientra più in gara.
Campioni con più vittorie
1 POGAČAR Tadej 3
2 VAN DER POEL Mathieu 3
3 CANCELLARA Fabian 3
4 BOONEN Tom 3
5 MUSEEUW Johan 3
6 LEMAN Eric 3
7 MAGNI Fiorenzo 3
8 BUYSSE Achiel 3
Parigi–Roubaix
La Parigi–Roubaix, istituita nel 1896, è conosciuta come “l’Inferno del Nord”. È la più antica tra le monumento e una delle più dure, nonostante il profilo altimetrico pianeggiante.
La sua peculiarità è rappresentata dai lunghi tratti di pavé, spesso in condizioni precarie. Settori iconici come la Foresta di Arenberg, Mons-en-Pévèle e il Carrefour de l’Arbre sono decisivi. Qui la gara si vince non solo con la forza, ma anche con tecnica, equilibrio e fortuna.
Un aneddoto significativo riguarda il trofeo: una pietra di pavé, simbolo della fatica della corsa. Roger De Vlaeminck e Tom Boonen sono tra i dominatori storici. Le cadute e le forature sono frequenti, rendendo la gara imprevedibile fino all’ingresso nel velodromo di Roubaix.
Campioni con più vittorie
1 BOONEN Tom 4
2 DE VLAEMINCK Roger 4
3 VAN DER POEL Mathieu 3
4 CANCELLARA Fabian 3
5 MUSEEUW Johan 3
6 MOSER Francesco 3
7 MERCKX Eddy 3
8 VAN LOOY Rik 3
9 REBRY Gaston 3
Liegi–Bastogne–Liegi
La Liegi–Bastogne–Liegi, nata nel 1892, è la più antica delle classiche monumento ancora esistenti. È chiamata “La Doyenne” (la decana) e rappresenta la quintessenza delle classiche delle Ardenne.
Il percorso attraversa le colline vallonate, con una sequenza di salite lunghe e impegnative come la Côte de La Redoute, la Roche-aux-Faucons e la Côte de Saint-Nicolas. A differenza delle classiche del Nord, qui prevalgono resistenza e capacità in salita.
Epica vittoria di Bernard Hinault nel 1980, sotto una nevicata. La Liegi è spesso terreno di scalatori esplosivi e corridori completi.
Campioni con più vittorie
1 MERCKX Eddy 5
2 VALVERDE Alejandro 4
3 ARGENTIN Moreno 4
4 POGAČAR Tadej 3
5 DE BRUYNE Alfred 3
6 SCHEPERS Alfons 3
7 HOUA Léon 3
Giro di Lombardia
Il Giro di Lombardia, disputato dal 1905, è noto come “Classica delle foglie morte”, poiché si corre in autunno e chiude tradizionalmente la stagione europea.
Il percorso si snoda attorno ai laghi lombardi, con salite lunghe e tecniche come il Ghisallo, il Muro di Sormano e il Civiglio. È una corsa selettiva che favorisce scalatori resistenti e corridori completi.
Dal 2014 l'arrivo si alterna tra le città di Bergamo e Como, con gli strappi finali di Città Alta (Bergamo) o San Fermo della Battaglia (Como)
Il Ghisallo ospita anche una cappella dedicata ai ciclisti, meta simbolica della corsa. Negli ultimi anni, il Lombardia è diventato terreno ideale per attaccanti di alto livello, spesso con azioni decisive da lontano.
Campioni con più vittorie
1 POGAČAR Tadej 5
2 COPPI Fausto 5
3 BINDA Alfredo 4
4 CUNEGO Damiano 3
5 KELLY Sean 3
6 BARTALI Gino 3
7 BELLONI Gaetano 3
8 GIRARDENGO Costante 3
9 PÉLISSIER Henri 3
I tre campioni che le vinsero tutte (e in che anno completarono il palmares)
Rik Van Looy (1962)
Van Looy è considerato uno dei più grandi corridori della storia del ciclismo, in particolare nelle classiche. Soprannominato “l’Imperatore di Herentals”, fu il primo ciclista a vincere tutte e cinque le classiche monumento, stabilendo uno standard che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per gli specialisti delle corse di un giorno.
Professionista dal 1954 al 1970, Van Looy costruì la sua carriera su una combinazione rara di potenza, velocità e intelligenza tattica. Era un corridore estremamente completo per le gare di un giorno: forte sul pavé, resistente sulle lunghe distanze e dotato di uno sprint efficace anche dopo oltre 250 km di corsa.
Stile e caratteristiche
Van Looy era un leader naturale. Organizzava la squadra attorno a sé in modo molto strutturato, anticipando concetti moderni di gestione del team. Le sue formazioni (soprattutto con Faema) erano note per il controllo della corsa e la capacità di pilotarlo nel finale. Questo approccio gli valse anche critiche, ma contribuì in modo decisivo ai suoi successi.
Ancora oggi è considerato uno dei più grandi specialisti delle corse di un giorno nella storia, e il suo soprannome, “Imperatore”, riflette non solo i risultati ma anche il modo autoritario e dominante con cui interpretava la corsa.
Dal punto di vista tecnico eccelleva nelle classiche del Nord (Fiandre e Roubaix) grazie alla sua potenza sul pavé, era competitivo anche nelle corse più selettive come la Liegi e il Lombardia e possedeva uno sprint solido, spesso decisivo in piccoli gruppi. Il successo più emblematico resta probabilmente la Parigi–Roubaix, vinta tre volte, dove incarnava perfettamente l’archetipo del corridore dominante sul pavé.
Altri successi
Oltre alle monumento, Van Looy vinse numerose altre classiche importanti e di 2 Campionati del Mondo su strada (1960 e 1961). In totale, ottenne oltre 370 vittorie da professionista, un dato che lo colloca tra i più prolifici di sempre.
Eddy Merckx (1971)
Nato nel 1945, a guerra appena finita, è unanimemente considerato il più grande ciclista di tutti i tempi. Soprannominato “Il Cannibale”, per la sua insaziabile fame di vittorie, ha dominato il ciclismo tra la fine degli anni ’60 e la metà degli anni ’70 con una superiorità tecnica, fisica e mentale senza precedenti.
Merckx era un corridore totale, capace di eccellere in ogni terreno; la sua cifra distintiva era l’attitudine offensiva: attaccava da lontano, spesso quando non necessario, trasformando ogni corsa in una dimostrazione di forza. Questa mentalità lo rese unico e contribuì al soprannome “Cannibale”.
Palmares generale
Il suo palmarès è il più ricco nella storia del ciclismo:
- 5 Tour de France (1969, 1970, 1971, 1972, 1974)
- 5 Giri d’Italia (1968, 1970, 1972, 1973, 1974)
- 1 Vuelta a España (1973)
- 3 Campionati del Mondo su strada (1967, 1971, 1974)
A questi si aggiungono numerose classifiche speciali (maglie a punti, scalatore) e un totale superiore a 500 vittorie da professionista, un record assoluto.
Tra le sue prestazioni più iconiche la vittoria al Tour de France 1969 con dominio totale (classifica generale, punti, montagna e combinata), considerata una delle più grandi prestazioni della storia dello sport
Rivalità e contesto
Corse in un’epoca di grande competitività, affrontando campioni come Felice Gimondi, Luis Ocaña, Bernard Thévenet Roger De Vlaeminck. Nonostante il livello elevato degli avversari, riuscì a imporsi con continuità, riducendo spesso le corse a un confronto per il secondo posto.
Merckx era noto per la sua ossessione per la preparazione, con attenzione maniacale ai dettagli tecnici, un allenamento intenso e costante, un approccio professionale innovativo per l’epoca. La sua mentalità competitiva lo portava a cercare la vittoria in ogni gara, senza risparmiarsi.
Eredità
L’impatto di Merckx sul ciclismo è enorme: ha ridefinito il concetto di corridore completo, ha elevato gli standard di professionalità e ambizione Ancora oggi, ogni grande campione viene inevitabilmente confrontato con lui. Il termine “Cannibale” è diventato sinonimo di dominio totale nello sport.
In sintesi, Eddy Merckx rappresenta l’archetipo del ciclista perfetto: capace di vincere ovunque, contro chiunque, e in qualsiasi condizione.
Roger De Vlaeminck (1977)
Nato nel 1947, è uno dei più grandi specialisti delle classiche nella storia del ciclismo. Soprannominato “Monsieur Paris–Roubaix”, deve questo appellativo alla sua straordinaria capacità di dominare la corsa più iconica sul pavé, che ha vinto quattro volte. De Vlaeminck era un corridore estremamente completo per le corse di un giorno per potenza sul pavé, resistenza, velocità allo sprint e intelligenza tattica.
A differenza di altri campioni più offensivi, il suo stile era spesso calcolato e opportunista: sapeva leggere perfettamente la corsa e scegliere il momento ideale per attaccare o per sfruttare lo sprint.
Il dato più significativo è la sua supremazia alla Parigi–Roubaix, dove riuscì a interpretare al meglio le difficoltà del pavé, la tecnica di guida e la gestione dello sforzo.
Oltre alle monumento, De Vlaeminck ha costruito un palmarès ricchissimo: numerose semiclassiche del Nord, vittorie in corse a tappe, tra cui il Tirreno–Adriatico (più volte), tappe al Giro d’Italia. Nel complesso, superò le 250 vittorie da professionista, confermandosi uno dei corridori più vincenti della sua epoca.
Rivalità
La sua carriera si sviluppò in parallelo con quella di Eddy Merckx, con cui ebbe una rivalità intensa e spesso polemica. De Vlaeminck fu uno dei pochi corridori capaci di contrastare Merckx nelle classiche, soprattutto nelle gare del Nord. Altri rivali importanti furono Francesco Moser, Freddy Maertens e Walter Godefroot
Nonostante il confronto con il “Cannibale”, riuscì a ritagliarsi uno spazio di primo piano grazie alla sua specializzazione e continuità.
Eredità
Roger De Vlaeminck è considerato uno dei più grandi interpreti delle classiche di sempre. Il suo primato di quattro vittorie alla Parigi–Roubaix è condiviso con altri grandi specialisti, ma il modo in cui dominò quella corsa gli ha garantito un posto unico nella storia.
De Vlaeminck rappresenta l’archetipo del corridore da classiche: meno universale di Merckx, ma straordinariamente efficace nel suo terreno ideale. La sua capacità di vincere tutte le monumento e di eccellere nelle condizioni più dure lo colloca stabilmente tra i più grandi ciclisti di sempre.
Dove si corrono le monumento
Tutti i vincitori anno per anno




